Australian Open 2026: il torneo appena finito, tra cambio di guardia e Italia protagonista
Gli Australian Open 2026 si sono chiusi con una sensazione netta: la storia continua a pesare tantissimo, ma il futuro ormai bussa alla porta con i guantoni. A Melbourne abbiamo visto un campione affermarsi completando un traguardo “da enciclopedia”, un’icona resistere fino all’ultimo atto (e prendersi un’altra notte leggendaria), e un’Italia che, pur tra luci e qualche amarezza, ha messo più di un segno sul tabellone.
Di seguito un racconto molto lungo e diviso per capitoli, con focus su big e soprattutto su giocatori/giocatrici italiani/e.

Capitolo 1 — Il clima del torneo: Melbourne come spartiacque
L’edizione 2026 è stata costruita attorno a un tema dominante: la convivenza tra un’era che non vuole finire (Djokovic) e un’era che non può più aspettare (Alcaraz, Sinner e la nuova ondata).
Sul maschile, la narrazione era inevitabile: Jannik Sinner arrivava da campione in carica e da uomo da battere sul cemento di Melbourne; dall’altra parte Novak Djokovic inseguiva la finalissima come dimostrazione definitiva che il tempo, con lui, non funziona come con tutti gli altri. In mezzo, il “presente-futuro” più pesante del circuito: Carlos Alcaraz, numero 1, già campione Slam ovunque e a caccia del pezzo mancante.
Sul femminile, invece, il cuore del torneo è stato un duello di potenza e nervi: Aryna Sabalenka contro Elena Rybakina, due giocatrici che quando servono e spingono bene ti tolgono ossigeno e tempo. E la finale lo ha dimostrato, punto su punto.
Capitolo 2 — Il tabellone maschile: Alcaraz completa l’opera, Djokovic “quasi” riscrive il tempo

2.1 La finale: Alcaraz–Djokovic, quattro set e un passaggio di testimone (senza cerimonie)
La finale maschile 2026 si è chiusa con Carlos Alcaraz campione, vittorioso su Novak Djokovic 2-6, 6-2, 6-3, 7-5. È una partita che, letta solo dallo score, sembra un “ribaltone progressivo”. In realtà è stata una battaglia di controllo: Djokovic prende il comando, Alcaraz lo strappa, poi lo difende con continuità e fisico.
Il significato storico è enorme: con questo titolo Alcaraz completa il Career Grand Slam (tutti e quattro gli Slam in carriera), e lo fa da giovanissimo, con una naturalezza da “nuovo standard”.
2.2 Djokovic: un torneo da gigante, una notte da romanzo
La cosa interessante è che Djokovic non è arrivato in finale “per inerzia”: il suo Australian Open 2026 ha avuto un vertice tecnico-emotivo chiarissimo, e parla italiano.
In semifinale, infatti, Djokovic ha battuto Jannik Sinner (campione in carica) in cinque set: 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4, diventando anche il più anziano finalista a Melbourne nell’era professionistica (dato riportato nelle cronache Reuters).
È stata la classica partita in cui Djokovic ti “sposta la realtà”: Sinner aveva occasioni (Reuters cita anche opportunità importanti nel set decisivo), ma Novak ha alzato il livello nei momenti che contano, difendendo con qualità e servendo quando serviva.
Capitolo 3 — Focus big uomini: cosa hanno detto (davvero) Alcaraz, Djokovic e Sinner
Carlos Alcaraz: il cemento come completamento, non come limite
Il segnale più importante del torneo non è solo “ha vinto”, ma come: dopo un primo set perso nettamente in finale, Alcaraz ha cambiato marcia senza scomporsi e ha preso in mano gli scambi con più continuità, non solo con i picchi. Questo tipo di vittorie — contro Djokovic, in finale Slam, con pressione storica addosso — sono quelle che trasformano un fenomeno in un’epoca.
Novak Djokovic: non è più invincibile a Melbourne, ma resta “l’esame finale”
Djokovic aveva un record perfetto in finali a Melbourne (10 vinte su 10) e questa sconfitta lo rende, paradossalmente, ancora più interessante: perché dimostra che oggi, per batterlo, non basta “giocare bene”. Serve reggere l’urto mentale e fisico per ore e, soprattutto, non sbriciolarsi quando lui cambia la partita con due punti.
Jannik Sinner: la fine di un regno, ma non la fine del discorso
Sinner esce in semifinale, da doppio campione in carica, contro Djokovic in una notte che ha avuto il sapore amaro delle grandi occasioni. Ma il dato “pesante” è che per perdere, Sinner ha dovuto affrontare una versione di Djokovic al massimo e per cinque set. È una sconfitta che brucia, ma non ridimensiona: semmai misura il livello a cui Jannik è arrivato.
Capitolo 4 — Italia maschile: tra un Sinner da semifinale, Musetti in crescita e un torneo pieno di storie

4.1 Sinner: “quasi” ancora finale
Il percorso di Sinner si ferma in semifinale con Djokovic, ma resta una campagna da top assoluto: esci solo quando dall’altra parte c’è un giocatore che, per batterti, deve costruire una partita perfetta e lunga.
4.2 Musetti: il salto di “peso” a Melbourne
Uno dei segnali più belli per l’Italia è stato Lorenzo Musetti, capace di prendersi per la prima volta i quarti a Melbourne: Reuters racconta il suo torneo sottolineando un quarto turno vinto con autorità e la qualità mostrata contro un big server come Fritz.
In più, c’è un dettaglio “da torneo vero”: Musetti ha vinto anche un derby tutto italiano con Lorenzo Sonego (3 set secchi), e i derby Slam non sono mai banali perché portano addosso dinamiche diverse: conosci l’altro, senti il contesto, devi imporre la tua trama.
4.3 Darderi: il torneo che ti cambia lo status
Altro nome da evidenziare è Luciano Darderi, che sul sito ufficiale AO risulta aver centrato il suo miglior risultato a Melbourne con la 4ª ronda (ottavi). E soprattutto: il suo torneo incrocia la storia italiana del 2026, perché agli ottavi c’è stato un derby con Sinner vinto da Jannik in tre set (con tie-break nel terzo).
4.4 Cobolli: un inciampo che fa rumore
Il torneo di Flavio Cobolli è stato segnato da una delle sorprese iniziali: l’ATP Tour riporta l’upset del britannico Arthur Fery (n. 185) ai danni della testa di serie Cobolli nei primissimi giorni. Sono quelle eliminazioni che, in uno Slam, cambiano la percezione del tabellone e ti ricordano quanto conti arrivare pronto subito.
4.5 Berrettini: assenza pesante
E poi c’è la nota stonata: Matteo Berrettini ha dovuto ritirarsi prima dell’inizio del torneo per un problema fisico (addominali), saltando l’esordio che lo avrebbe visto contro De Minaur. È uno di quei forfait che “spostano” anche emotivamente, perché Berrettini a Melbourne ha già scritto pagine importanti e la sua presenza cambia sempre il volto della pattuglia azzurra.
Capitolo 5 — Il tabellone femminile: Rybakina regina, Sabalenka sconfitta ma centrale

5.1 La finale: Rybakina–Sabalenka, potenza e nervi
La campionessa 2026 è Elena Rybakina, che batte Aryna Sabalenka 6-4, 4-6, 6-4. Reuters e Olympics.com raccontano una finale di spinta continua e gestione dei momenti: Rybakina ha retto anche quando Sabalenka sembrava poter scappare via, e nel terzo set ha trovato la qualità per girarla.
5.2 Perché questa vittoria pesa
Rybakina non vince “solo” uno Slam: si prende Melbourne dopo essere già stata finalista qui in passato e consolida la sua identità da giocatrice totale sul duro. È un titolo che la rimette stabilmente nel cuore delle gerarchie, perché contro una numero 1 come Sabalenka non vinci se non hai un livello di servizio e colpo d’inizio scambio fuori scala.
Capitolo 6 — Italia femminile: Paolini tra ambizione e imprevisto, Cocciaretto ko, e il doppio con amarezza

6.1 Jasmine Paolini: stop al terzo turno, con il freno della condizione
La miglior notizia “di base” è che Paolini era una delle italiane più attese (e non solo d’Italia, visto il ranking). La notizia “di torneo” è che si è fermata al terzo turno, sconfitta da Iva Jovic 6-2, 7-6, con ANSA che riporta un problema di stomaco che ne ha condizionato la prestazione e la mobilità.
Qui il punto non è cercare alibi, ma fotografare la realtà Slam: al terzo turno incontri giocatrici che, se tu non sei al 100%, ti portano a un’intensità ingestibile.
6.2 Cocciaretto: eliminazione che lascia rimpianti
Elisabetta Cocciaretto esce al primo turno contro Julia Grabher (Sky Sport riporta lo score 7-5, 2-6, 6-4), in una partita che — da cronache — ha avuto momenti dove si poteva fare di più.
6.3 Il doppio Errani/Paolini: occasione grande, uscita sorprendente
Sul doppio, la coppia Sara Errani / Jasmine Paolini era dentro il gruppo “pesante” (anche perché in stagione la loro combinazione è stata spesso ambiziosa), ma a Melbourne l’avventura si è chiusa presto: tennis.com.au racconta l’upset delle wildcard australiane Kimberly Birrell / Talia Gibson ai danni delle azzurre, con una vittoria che ha fatto parecchio rumore nel torneo
Capitolo 7 — I doppi: i titoli che spesso spiegano il torneo quanto i singolari
7.1 Doppio femminile: Mertens/Zhang, titolo e resilienza
Il doppio femminile va a Elise Mertens e Zhang Shuai, che vincono la finale 7-6(4), 6-4 su Danilina/Krunić. Reuters sottolinea un dettaglio “da Slam”: nel percorso hanno anche annullato match point in un turno precedente, segno di un torneo vinto non solo con la qualità, ma con la pelle dura.
7.2 Doppio maschile: Harrison/Skupski, un titolo “di svolta”
Nel doppio maschile trionfano Christian Harrison e Neal Skupski, campioni contro gli australiani Kubler/Polmans 7-6(4), 6-4 (riportato anche dal sito AO e da fonti come LTA). È uno di quei titoli che cambiano le carriere: per Harrison è il primo major, per Skupski un altro tassello da specialista d’élite.
7.3 Doppio misto: festa australiana con Gadecki/Peers
Nel misto, secondo la pagina dedicata, vincono Olivia Gadecki e John Peers, che battono Mladenovic/Guinard 4-6, 6-3, [10-8] e difendono il titolo.
Capitolo 8 — Cosa ci lascia l’Australian Open 2026: gerarchie, Italia e prospettive
8.1 La nuova gerarchia maschile è sempre meno “in costruzione”
Con Alcaraz campione a Melbourne e Career Grand Slam completato, il messaggio è chiaro: non è un dominatore “a periodi”, ma un candidato costante a essere l’uomo da battere ovunque.
Allo stesso tempo Djokovic resta il test definitivo, e Sinner resta lì: per fermarlo ci è voluta la notte perfetta del miglior Djokovic.
8.2 L’Italia maschile è una potenza vera (non solo “una bella storia”)
Sinner: semifinale, livello da titolo.
Musetti: crescita solida, quarti e status da big nei match importanti.
Darderi: ottavi e derby con Sinner, miglior risultato a Melbourne.
Se aggiungi che l’Italia continua a produrre giocatori competitivi anche oltre i primissimi (pur con eliminazioni e giornate no), il quadro è quello di una nazione stabilmente “in zona alta”.
8.3 L’Italia femminile: Paolini resta il perno, ma serve continuità “Slam-proof”
Paolini rimane la punta e la più credibile per profondità di percorso, ma Melbourne 2026 mostra anche quanto serva un mix di condizione, gestione e “giornate dritte” per far strada negli Slam.
Dietro, Cocciaretto ha vissuto un esordio amaro: qui la parola chiave diventa continuità nelle grandi due settimane.
